COORDINAMENTO COMASCO DELLA PACE

Novembre 15, 2009 at 1:59 pm (POLITICA) (, , )

COORDINAMENTO COMASCO DELLA PACE*

Non c’e’ dubbio che il movimento altermondialista costituisca una nuova realta’ politica,culturale e sociale che tenta di unire in modo rizomatico e non gerarchico diversi spezzoni del movimento pacifista,del terzo settore,di partiti politici e sindacati,di realta’ eccelesiastiche istituzionali e di gruppi sociali antagonisti le cui finalita’ per quanto variegate sono tuttavia volte a modificare ora in modo riformistico ora in modo strutturale le istituzioni politiche,militari e economiche nazionali e sovranazionali attraverso lo sciopero,le manifestazioni di piazza,il boicottaggio,la disubbidienza civile,la propaganda o guerra psicologica.Fra queste riveste particolare importanza il Coordinamento comasco per la pace.Infatti sotto il profilo della conflittualita’ non convenzionale-ed in particolare della guerra psicologica-le finalita’ del Coordinamento ci sembrano di estremo interesse :” 3) Formazione, educazione: su questo piano il Coordinamento intende:
• offrire strumenti ed occasioni formative per scuole ed istituzioni educative;• fungere da punto di riferimento e da tramite fra il mondo della scuola ed il mondo dell’associazionismo pacifista;• promuovere e consolidare contatti e relazioni durevoli con enti, centri di ricerca e fondazioni nazionali ed internazionali.
4) Lobby politica: a livello politico il Coordinamento intende sviluppare reti di collegamento fra istituzioni e rappresentanti istituzionali locali, nazionali ed internazionali, svolgendo, nel contempo, un’azione diffusa di coscientizzazione politica di base e di pressione politica istituzionale.”Ebbene fra i soggetti coinvolti la presenza della realta’ cattolica(Acli,Garabombo,Missionari Comboniani, Marco Gatti del “Settimanale  della Diocesi”),quella della realta’ cooperativa(Soci coop,Avc)e della realta’politica locale(Arci e Ecoinformazioni) costituiscono certamente una ampia e variegata piattaforma nella quale sia Celeste Grossi( che  oltre a rivestire un ruolo di primo piano in ECOLE,DONNE IN NERO,DISARMO LOMBARDIA,BRESCIA SOCIAL FORUM,CIRCOLO ROSA LUXEMBURG e’ stata candidata per RIFONDAZIONE COMUNISTA-LISTE EUROPEE del  2004) che Giampaolo Rosso (insegnante di Scienze presso il Liceo Terragni di Olgiate Comasco che occupa una posizione di primo piano nell’ ARCI e in ECOINFORMAZIONI mentre in EUREKA COMO-FORUM COMASCO DEL TERZO SETTORE e nel CSV svolge un ruolo di peso minore ) svolgono un ruolo determinante accanto a Claudio Bizzozero.

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*Origine delle informative:internet

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STUDI NSTRATEGICI-INTELLIGENCE E STRATEGIA

Novembre 12, 2009 at 6:10 pm (POLITICA, militare) (, , )

Giuseppe Gagliano

Gagliano Giuseppe è nato a Como e si è laureato in Filosofia presso l’Università Statale di Milano. Ha conseguito il Master in Studi strategici e Intelligence e quello in Diritto internazionale e conflitti armati. È stato co-directory della ISF e attualmente è coordinatore dello Strategicgroup. Ha pubblicato “Sicurezza internazionale e controllo degli armamenti”, “Il potere marittimo negli scenari multipolari”, “Studi strategici. Introduzione alla conflittualità non convenzionale, vol. I”, “Studi strategici. Il ruolo della conflittualità non convenzionale nel contesto delle ideologie antagoniste del novecento, vol. II”.

  • Geopolitica

pp 85

Studi strategici

Intelligence e strategia

Lo scopo del presente volume è quello di illustrare concretamente il dispiegarsi della prassi operativa dell’intelligence, al di là della retorica usuale, alla luce di un approccio metodologico mutuato dal realismo politico… Scarica il PDF allegato 9788861784680novembre 2009

11.00 EUR

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ISTITUTO DI STORIA CONTEMPORANEA-ISC

Novembre 11, 2009 at 5:07 pm (POLITICA) (, , )

La dimensione squisitamente istituzionale degli Istituti di storia contemporanea e la particolare importanza del lavoro storiografico da essi svolto-soprattutto in relazione alla storia del nostra paese-dovrebbero essere motivi piu’ che sufficienti per valutare in termini poco lusinghieri la presenza ai vertici di questi istituti di soggetti legati alla politica attiva ,alle cooperative ,alla realta’ altermondilaista.Ebbene questi legami  non solo –a nostro avviso- inficiano seriamente la  credibilita’  delle ricerche storiche prodotte   ma inducono  di conseguenza a riflettere sui criteri di assunzione del personale che potrebbero essere dettati da esigenze partitocratiche e non meritocratiche.

Gagliano Giuseppe

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ECOINFORMAZIONI

Novembre 10, 2009 at 1:49 pm (POLITICA) (, , , , )

Non c’e’ dubbio che il movimento altermondialista costituisca una nuova realta’ politica,culturale e sociale che tenta di unire in modo rizomatico e non gerarchico diversi spezzoni del movimento pacifista,del terzo settore,di partiti politici e sindacati,di realta’ eccelesiastiche istituzionali e di gruppi sociali antagonisti le cui finalita’ per quanto variegate sono tuttavia  volte a modificare ora in modo riformistico ora in modo strutturale le istituzioni politiche,militari e economiche nazionali e sovranazionali attraverso lo sciopero,le manifestazioni di piazza,il boicottaggio,la disubbidienza civile,la propaganda o guerra psicologica. Ebbene,per quanto Como sia una realta’ socio-culturale di medie dimensioni-rispetto a quella milanese o romana-pur tuttavia  a partire dagli anni novanta si sono sviluppate a ritmo incalzante movimenti altermondialisti interamente o parzialmente locali e fra questi la rivista Ecoinformazioni,il Coordinamento della pace,Paco,la Rete Lilliput legate in modo dinamico alla sinistra istituzionale,alla Cgil e al sindacato di base.L’analisi della composizione di classe dei militanti  ci consente di stabilire come questi si collochino prevalentemente all’interno della borghesia e ci permette altresi’ di individuare il loro radicamento all’interno delle istituzioni pubbliche (formative e non).E proprio a tale proposito e’ legittimo  domandarsi se le istituzioni pubbliche, all’interno delle quali i militanti altermondialisti esercitano le loro professioni, costituiscano delle enclavi ideologiche per attuare del proselitismo aggressivo facendo venire meno da un lato il necessario pluralismo ideologico e dall’altro promuovendo forme di disinformazione sistematica nei confronti degli avversari o  dei rivali.

Gagliano Giuseppe

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Paolo Pergolizzi Le nuove Br Aliberti editore 2008 15 euro

Dicembre 28, 2008 at 7:10 pm (POLITICA, militare)

L’inchiesta del giornalista Pergolizzi affronta con chiarezza e rigore-anche attraverso le lettere dal carcere dei brigatisti e le loro intercettazioni- il nuovo terrorismo brigatista che, pur rifacendosi a livello tematico e a livello di modus operandi alle vecchie brigate rosse, affonda le proprie radici politiche e sociali in un humus complessivamente differente e non rappresenta-a differenza delle br storiche-un effettivo pericolo per lo stato. Grazie alla professionalita’ investigativa della Digos,dei Ros e dei Ris e naturalmente della magistratura italiana -ed in particolare di Salvini e della Boccassini-e’ stato possibile smantellare rapidamente l’affermarsi del nuovo brigatismo. Collocato geograficamente soprattutto tra Milano e Padova-con legami stretti con gli esuli francesi e con alcune delle principali strutture omologhe svizzere- gli obiettivi presi di mira erano altamente simbolici -magistrati,giuslavoristi e politici-che dovevano essere eliminati attraverso il ricorso ad armi di calibro diverso(dalle pistole ai fucili di calibro 22 e 30 fino alle mitragliatrici tradizionali quali il kalashikhov e l’uzi ).Se l’estrazione sociale dei nuovi brigatisti-come d’altronde quella delle vecchie br-per quanto variegata- si polarizza tra la realta’ operaia e la piccola-media borghesia,il contesto politico dal quale provengono e’ ben circoscritto poiche’ si concentra esclusivamente all’interno dei sindacati-Cgil e Fiom- e all’interno del centro sociale “Gramigna”di Padova.Se l’infiltrazione all’interno della realta’ lavorativa del precariato aveva il solo scopo di strumentalizzarla dandole uno sbocco eversivo,le tematiche antiimperialiste,antiatlantiche- e in particolare antiamericane e antiisraeliane- costituiscono veri e propri elementi di continuita’ ideologica sia con il passato che con il movimento no global almento tanto quanto la difesa ad oltranza di tutte le principali organizzazioni terroristiche internazionali verso le quali manifestano apprezzamento e solidarieta’ politica.A parte il centro sociale “Gramigna”-che l’autore considera una vera e propria incubatrice del nuovo terrorismo dal momento che il loro radicale rifiuto della democrazia rappresentativa li conduce alla necessita’ di attuare la lotta armata -e a parte il ruolo storico della citta’ di Padova-che diede il battesimo a Negri-,le organizzazioni eversive smantellate sono state il Partito comunista politico militare-aderente alle linee programmatiche di Seconda posizione formazione storica sorta a seguito di una scissione all’interno delle br- e le Carc nate nel 1992 -ad opera di Giuseppe Maj-dalla unione di gruppuscoli trozkisti e dell’ex autonomia operaia. Inoltre le indagini degli inquirenti hanno permesso di giungere ai loro legami internazionali ed in particolare alle connivenze con la Stauffacher fondatrice della Struttura Rivoluzionaria svizzera e leader di Soccorso Rosso internazionale organizzazione sorta per legare la resistenza dei compagni nelle carceri a quella che si sviluppa all’esterno con la lotta operaia e che comprende anarconsurrezionalisti,marxisti,,movimentisti e simpatizzanti d’area.

GAGLIANO GIUSEPPE

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FABRIZIO CALVI-ANDREA CASAZZA,IL NEMICO DEL MIO NEMICO.CIA,NAZISTI E GUERRA FREDDA-REAL CINEMA FELTRINELLI(LIBRO E DVD),NOVEMBRE 2008

Dicembre 7, 2008 at 4:35 pm (POLITICA, militare)

Nel giugno del 1945 il cap.Boker-durante gli interrogatori degli ufficiali tedeschi nel campo di prigionia di Wiesbaden-ebbe la possibilita’ di incontrare Gehlen ex comandante delle Fremde Heere Ost,addetto dunque allo spionaggio ai danni dell’Urss e di comprendere-in omaggio ad una lucida realpolitik-l’importanza fondamentale che a livello informativo avrebbero potuto avere gli ex ufficiali nazisti nel consentire agli americani di vincere la terza guerra mondiale.Durante la guerra infatti gli ufficiali dell’FHO furono in grado sia di redigere una ampia rassegna di intelligence sulle forze armate sovietiche e sui loro dispotivi di spionaggio sia di realizzare una vasta rete di agenti operativi su territorio tedesco.L’interesse manifestato dal cap.Boker e dal gen Sibert-a capo dei servizi segreti dell’esercito americano(il celebre G-2)-consentiranno a Gehlen e a Baun-capo della sezione Stab Walli 1 sorta con lo scopo di manipolare le reti di spie dietro le linee sovietiche-di attivare le cosidette “reti di Bau e Gehlen”,reti che furono possibili grazie al lavoro prezioso di ex membri delle Waffen SS e dell’Sd e fra questi particolare importanza svolse la Dienstelle 114,la sezione di controspionaggio diretta da Deppner con lo scopo di infiltrare agenti nella zona sovietica di Berlino. La portata e l’efficacia di queste organizzazioni indusse il Cic a prendere in attenta considerazione la possibilita’ di formalizzare la loro esistenza. Ma sara’ solo nel luglio del 1949 che la nuova agenzia di spionaggio americana nata dalle ceneri dell’Oss di Donovan,la CIA,gestira’ l’organizzazione Gehlen con l’approvazione dei vertici politico-militari statunitensi. ribattezzandola “Zipper” .Nonostante l’appoggio americano e il sostegno del nuovo cancelliere tedesco Adenauer nel 1950 Gehlen era stato indicato quale candidato per la direzione del Bfv ma l’opposizione inglese e francese indurranno Adenauer a optare per Otto John.Soltanto nel 1956- con il sostegno esplicito degli Usa e il pieno consenso di Adenauer nascera’-nella Repubblica Federale tedesca-la BND il cui quartier generale sara’ ubicato a Pullach e alla cui direzione verra’ naturalmente posto Gehlen.Un ruolo di rilievo nel contrasto dell’Urss rivesti’ sia la Delegazione per l’immigrazione argentina(DAIE) sorta a Genova e diretta da Fuldner ex capitano delle SS. Grazie ad essa numerosi ex nazisti-e fra questi Barbie-che con il nome fittizio di Altmann pote’ raggiungere la Bolivia-Priebke,Eichmann poterono lasciare l’Europa per recarsi in Sudamerica sia padre Draganovic,sacerdote croato che in qualita’ di membro della Confraternita di San Gerolamo-con sede a Roma-rilasciera’ agli ex nazisti-e fra questi a Barbie-passaporti falsi in grado di consentire loro una via di fuga rapida e sicura.Ebbene non soltanto l’Oss e il Cic erano a conoscenza del ruolo rivestito dal sacerdote croato ma lo sostennero finanziariamente fino al 1962.Significativa a tale proposito la vicenda di Barbie ampiamente illustrata dal documentario-in formato dvd- diretto da Kevin MacDonald. Entrato nel 1935 nell’Sd, sara’ destinato nel maggio del 1940 in Olanda con lo scopo di eliminare ebrei,zingari e tutti i soggetti sovversivi che potessero compromettere la purezza della razza ariana.L’efficienza dimostrata gli consentira’ di diventare Comandante superiore d’assalto nella zona meridionale della Francia -piu’ precisamente a Lione-dal novembre del 1942 al giugno del 1944- anni nei quali smantellera’ la rete di resistenza francese gaullista eliminando il suo resposabile Jean Moulin.La sconfitta della Germania costringera’ Barbie a fuggire da Lione ma gli offrira’ l’oppurtunita’- nella primavera del 1947- di collaborare con il cap.Taylor-responsabile del Cic statunitense a Augsberg -grazie alla mediazione di Merk(ex membro dell’Abwehr) .Fino al 1948 lavorera’ per gli americani in funzione antisovietica fino a quando-dietro pressione francese-non sara’ costretto a recarsi in Bolivia proprio grazie a padre Dragonovic. A partire dal 1951,Barbie sara’ in grado di porre in essere una rete di rapporti con i gruppi degli ex generali tedeschi legati al regime boliviano e,nel 1966,con l’appoggio determinante del gen.Barrientos- nuovo capo di stato e primo beneficiario dell’aiuto di Barbie durante il golpe del 1964 -creera’ la compagnia marittima Transmarittima Boliviana.Un ruolo analogo Barbie rivestira’ nel sostegno al gen Banzer nel 1971.La caduta del regime militare e la formazione di una coalizione politica di sinistra in Bolivia nel 1982, segnera’ la fine di Barbie .Estradato in Francia nel 1983 verra’ condotto nella prigione di Saint-Joseph nel centro di Lione e verra’ difeso-su consiglio della figlia Ute Messner-da Jacques Verges. Nonostante l’istruttoria fosse durata quattro anni -dall’83 all’87- la condanna all’ergastolo per crimini contro l’umanita’ era prevedibile e auspicabile da gran parte della societa’ civile francese. Tuttavia l’arringa difensiva di Verges-di cui il documentario mostra qualche passaggio-denunciera’ da un lato, la sostanziale ipocrisia di coloro che dopo averlo utilizzato durante la guerra fredda per ragioni di correttezza politica lo abbandonarono e ,dall’altro lato, avro’ modo di rilevare la sostanziale equipollenza tra il modus operandi dell’imputato e quello degli ufficiali francesi durante la guerra di Algeria.Per quanto paradossale possa sembrare Barbie fu in fondo vittima della stessa realpolitik che lo a veva sostenuto durante gli anni della guerra fredda.

Gagliano Giuseppe

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JOHN KEEGAN, IL VOLTO DELLA BATTAGLIA-EDIZIONI NET

Dicembre 5, 2008 at 12:37 pm (POLITICA, militare) (, , , )

Lo scopo del volume di Keegan-docente di storia militare alla Accademia militare di Sandhurst-non e’ quello di porre in essere un approccio interpretativo alla storia militare di tipo tradizionale ma al contrario di integrare quello usuale con la disamina attenta e scrupolosa del ruolo della dimensione psicologica nella guerra tradizionale e moderna.Prendendo in considerazione la battaglia di Azincourt -ad esempio-l’autore individua con estrema nitidezza le motivazioni psicologiche sottese alla volonta’ di combattere ,motivazioni che possiamo agevolmente individuare nella stimolazione fisica determinata dall’alcool,in quella morale frutto della presenza sul campo di battaglia del sovrano,nella fede religiosa,nella forza della coercizione e naturalmente nella prospettiva di arricchimento attraverso il bottino e il riscatto.Per quanto concerne la battaglia della Somme- a parte la costrizione-la dimensione topografica del campo di battaglia,il senso dell’onore,le frequenti esercitazioni e la conoscenza ampia e precisa del piano di battaglia furono motivazioni fondamentali nel determinare la volonta’ di combattere.Altrettanto interessanti e suggestive insieme sono le conclusioni metodologiche alle quali giunge Keegan.Qualsiasi esercito-in primo luogo- per attuare una avanzata vittoriosa ha bisogno di un “sogno,di un incubo” e nonostante l’introduzione della tecnologia questa non ha determinato sul piano psicologico modifiche tali da stravolgere la natura della battaglia.In secondo luogo, l’istinto di conservazione,il ruolo attribuito all’onore e quello esercitato dalla paura costituiscono costanti imprescindibili per determinare la natura della battaglia.In terzo luogo,nella battaglia moderna il tempo si e’ dilatato e il rischio -a causa dell’ampliamento del campo di battaglia-e’ aumentato in modo consistente.In quarto luogo, l’affermarsi della mentalita’ di assedio e’ il risultato delle particolari condizioni del campo di battaglia odierno -fondamentalmente omnidimensionale -la cui componente tecnologica ha contribuito alla specializzazione della formazione degli attori determinando altresi’ la spersonalizzare la guerra.

Gagliano Giuseppe

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JOHN W.GORDON DIETRO LE LINEE DI ROMMEL -LEG

Dicembre 4, 2008 at 9:10 pm (POLITICA, militare) (, , , , )

L’autore -docente di International Security presso la Scuola di Stato Maggiore dei Marines di Quantico-affronta in modo ampio le principali innovazioni strategiche e tecnologiche inglesi attuate tra la prima e la seconda guerra mondiale volte a contrastare efficacemente ora I turchi ora le truppe di Rommel e Von Armin nel deserto marocchino ed egiziano.Durante la Grande guerra-ed in particolare tra il 1916 e il 1917 -il Gen Murray comprese come I veicoli motorizzati fossero in grado di conseguire una maggiore mobilita’ nel deserto marocchino per compiere operazioni di ricognizioni e pattugliamenti.A tale scopo,sia l’adattamento della Ford modello T-attraverso l’aggiunta di mitragliatrici e fucili mitragliatori e il supporto logistico di biplani-sia le modifiche tecniche attuate da Ball-per esempio attraverso l’introduzione della bussola solare-consentiranno all’ufficiale inglese di creare le LIGHT CAR PATROLS antesignane delle LONGE RANGE PATROLS. Qualche anno dopo-nel 1921-Lawrence d’Arabia in qualita’ di consigliere di Churchill comprese chiaramente come l’abbinamento di armi motorizzate e dell’aviazione fosse in grado di conseguire l’ Air Control cioe’ il controllo del nemico a grandi distanze attraverso una dislocazione eterogenea nello spazio consentendo in tal modo di contrastare le truppe irachene.Ma e’ solo a partire dal 1939 che la strategia inglese giungera’ ad una svolta determinante.In qualita’ di comandante del Medioriente Wavell-influenzato dagli scritti di Fuller, Lidell Hart e naturalmente da Lawrence verso il quale nutriva una sconfinata ammirazione-fu in grado di realizzare la guerriglia motorizzata che si concretizzava nella formazione di piccole unita’ di incursione in grado di superare I limiti della guerriglia di Lawrence.Grazie al contributo tecnico del geologo Bagnold -e all’appoggio del primo ministro Churchill-vennero create le unita’ speciali cioe’ le LONG RANGE PATROLS -ribattezzate successivamente LONGE RANGE DESERT GROUPS-composte da cento uomini e quaranta veicoli allo scopo di sconfiggere gli Africa Korps impresa assai ardua sia per l’abilita’ strategica di Rommel sia perche’ proprio I tedeschi-assai prima di Fuller-avevano compreso grazie a Guderian il ruolo fondamentale della guerriglia motorizzata.Pur con I limiti tecnici-relativi ad esempio al consumo elevatissimo della benzina che furono superati grazie al supporto aereo-i DESERT GROUPS furono in grado di rinnovarsi rapidamente grazie al contributo del Cap.Stirling che nel 1941 realizzo’ le truppe di commandos aviotrasportate ribattezzate SAS e grazie alla invenzione delle bombe Lewes.Il binomio SAS e DESERT GROUPS da un lato indurra’ il Gen.Alexander a realizzare il General Staff Operations in grado di integrare le due unita’ speciali superando I loro rispettivi limiti e dall’altro lato consentira’ a Montgomery di infliggere una sconfitta decisiva a Von Armin.

 

Gagliano Giuseppe

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GIORGIO GALLI -LA DEMOCRAZIA E IL PENSIERO MILITARE -LEG 2008

Novembre 30, 2008 at 11:29 am (POLITICA, militare) (, , , , , , , , )

 

Non c’e dubbio-come esplicitamente sostiene il politologo milanese Galli-che nel contesto europeo non vi sia alcun rischio attualmente di svolte autoritarie patrocinate dal potere militare.Tuttavia lo svuotamento politico delle democrazie rappresentative potrebbe contribuire a dare spazio alle élite militari nell’influenzare in modo determinante la politica estera ed interna delle nazioni europee.Sotto il profilo squisitamente storico il potere militare-nel novecento ed in particolar modo durante la cold war-ha contribuito ad attuare svolte ora reazionarie ora nazionalcomuniste.Si pensi al gen.Spinola o al maggiore Osorio nel Portogallo degli anni settanta,alla Grecia dei colonelli nel 1967,alla Cuba di Castro,al generale tunisino Ben Ali portato al potere grazie al Sismi-come d’altra parte il colonello Gheddafi- nel 1987 senza naturalmente omettere di ricordare la spagna franchista o il movimento tenentista di Vargas nel 1934 di matrice politica opposta a quella franchista. Ebbene al di la’ delle considerazioni- politicamente di parte -di Galli relative alla netta discontinuita’ tra il regime leninista e quello stalinista e alla legittimita’ delle tesi complottiste di Chiesa,Fo,Blondel sull’11 settembre,le parti piu’ stimolanti del volume sono indubbiamente quelle nelle quali l’autore sottolinea l’originalita’ del contributo di Mini sulla necessita’ di attrezzarsi rapidamente-da parte dei paesi europei e da parte statunitense- per la guerra asimmetrica,nelle quali il politologo milanese individua nell’opera del colonello Tommaso Argiolas -La guerriglia-Storia e dottrina- un contributo significativo sulla particolarita’ della guerriglia che” non puo’ piu’ essere considerata una forma minore di guerra ma deve essere collocata accanto alle grandi operazioni corazzate e nucleari”.Inoltre le ampie citazioni tratte dagli scritti del gen.Jean-relative alla necessita’ di “smettere di consideare la pace come una specie di diritto acquisito(..),di smettere di vantarsi(..) di essere una nazione disarmata e considerare le forze armate come strumento di guerra anziche’ come mezzi indispensabili per qualsiasi pace possibile”contribuiscono ad offrire al lettore un quadro teorico di piu’ ampio respiro.Ad ogni modo,il cap.VIII della Parte Seconda costituisce l’apporto piu’ originale del politologo Galli sotto il profilo storico-strategico.La consapevolezza della assoluta originalita’ della guerra rivoluzionaria rispetto alle tipologie di guerra tradizionali ,fu espressa in tutta la sua ampiezza da Girardet negli anni sessanta due anni dopo l’insurrezione algerina(maggio 1958) in un discorso all’Accademia francese nel quale sottolineava come la guerra rivoluzionaria avesse superato le frontiere tradizionali della specializzazione militare e poneva l’enfasi sulla influenza strategica determinante svolta dalla esperienza vietminh e indocinese nel riorientare profondamente la dottrina militare francese.La centralita’ della dimensione psicologica,l’organizzazione di gerarchie parallele-attuate poi da Trinquier-,la necessita’ di trasformare la neutralita’ del soldato classico in soldato militante in grado di agire psicologicamente sulle masse diventaranno le nuove modalita’ strategiche dell’esercito francese in Algeria e troveranno in Godard,Larechoy,Bigeard e nei trentacinquemila para’ francesi gli strumenti piu’ efficaci per dare concretezza alle nuove scelte politico-militari.L’impostazione ideologica di cui si faranno-nella maggior parte dei casi- interpreti sara’ quella-per usare le parole di Lentin (p.123)-colonial socialista cioe’ una sintesi fra” l’esigenza di un rinnovamento nazionale,il ripristino della grandeur francese e l’intenzione di socialita’ paternalistica”che trovera’ modo di prendere forma concreta nel movimento del 13 maggio ad Algeri.Sebbene siano passati piu’ di quarant’anni da quella esperienza,tuttavia -conclude Galli nel cap.XIV della Parte terza-come gia’ al tempo dei colonelli della guerra rivoluzionaria il pensiero militare contemporaneo non potra’ che scegliere sulm piano politico o il liberismo o “ soluzioni che comportino un principio di programmazione”.

 

Gagliano Giuseppe

 

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ENRICO CERNUSCHI,CONTRO AMICI E NEMICI,IUCULANO EDITORE,2007

Novembre 16, 2008 at 8:32 pm (POLITICA, militare) (, , , )

 

L’autore,uno dei massimi studiosi italiani di storia navale,delinea in questo saggio il ruolo della marina italiana durante gli anni piu’ problematici della cold war.A conclusione della seconda guerra mondiale ,la zona operativa dell’Adriatico rappresentava uno degli snodi marittimi piu’ complessi a causa di Tito e l’appoggio della Royal Navy -in un primo momento e quello americano a partire dagli anni cinquanta -contribuirono da un lato a ridimensionare il legame di Tito con l’Urss e dall’altro lato a indurre la marina italiana a rafforzare il proprio dispositivo con la realizzazione della MC 490 che tuttavia non fu in grado di sopperire ai limiti strategici della politica navale italiana.Solo a partire dagli anni sessanta, gli americani-obtorto collo- riconobbero la rilevanza del teatro adriatico assegnando al nostro paese una brigata di marines in grado di dispiegarsi rapidamente e inducendo lo stato maggiore della marina a rendere operativo il Battaglione San Marco attraverso esercitazioni anfibie.Anche lo scenario albanese-dominato dal dittatore Hoxha-rappresento’ per la marina italiana un potenziale pericolo a causa,in primo luogo, della realizzazione di una base di sommergibili della classe “Whisky”nell’isola di Saseno possibile solo grazie alla collaborazione sovietica e,in secondo luogo,della fornitura da parte della Cina – a partire dal 1965- delle P4 e di 32 aliscafi motosiluranti.Ad ogni modo,la dislocazione nel Mediterraneo di battelli russi convenzionali ed, in particolare la realizzazione dei missili antinave KENNEL/AS-1,rappresentarono un pericolo di tale portata da indurre la NATO a rivedere le proprie scelte in materia strategica rafforzando di conseguenza in modo considerevole il proprio dispositivo marittimo e contribuendo ad ampliare il ruolo della marina italiana che tuttavia non fu in grado di compredere la necessita’ di dotarsi di una aliquota adeguata di corvette e fregate a causa della politica militare acquisciente dello stato maggiore e della scelta dei vari esecutivi di privilegiare la modernizzazione delle altre forze armate.

Un esito fallimentare analogo-che ebbe tuttavia ripercussioni di maggiore rilevanza-fu rappresentato dalla mancata attuazione di una politica militare nucleare italiana autonoma da quella americana.Nonostante la realizzazione avveneristica del CAMEN voluta dalla marina italiana e il programma NATO MLF che tuttavia non trovo’ mai concreta realizzazione- il diktat americano-e in particolare l’opposizione “bipartisan del Senato e del Congresso americano”(p.45)-,i veti incrociati dei francesi e degli inglesi contribuirono a far tramontare in primo luogo la legittima ambizione italiana,in secondo luogo a far tramontare l’aspirazione a costruire un battello nucleare -denominato MARCONI e che avrebbe dovuto essere realizzato dai CRDA di Monfalcone e di cui l’ammiraglio Cocchia si fece autorevole interprete e ,in terzo luogo,contribuirono a far naufragare il progetto di una nave rifornitrice nucleare denominata FERMI annnuciato nel 1966 e definitivamente abbandonato nel 1971.Solo tra il 1968 e il 1975, grazie al profondo cambiamento impresso da De Gaulle alla politica estera e alla politica militare,fu possibile per l’Italia superare l’opposizione americana e portare a buon fine da un lato la vendita da parte della Francia all’Enel di mille chilogrammi di uranio arrichito per alimentare la centrale di Montalto di Castro e dall’altro lato consenti’ al nostro paese di siglare nel 1974 l’accordo TRICASTIN.Anche la realizzazione negli anni sessanta del VAK 191 B-caccia leggero a decollo verticale-possibile grazie alla collaborazione tra Italia e Germania- rappresento’ un successo -seppure di modeste dimensioni-,successo che tuttavia fu oscurato sia dalle scelte dell’esecutivo di rafforzare esercito e carabinieri per reprimere efficacemente I focolai di guerriglia urbana presenti nel nostro paese sia dalle decisioni del Ministro Tremelloni -nella seconda meta’ del 1966-”di tagliare I fondi per le nuove costruzioni silurando sia le quattro nuove corvette sia I due sommergibili”(p.76-77).Se gli accordi di Osimo del 1 ottobre 1975 posero fine alla conflittualita’ permanente tra Jugoslavia e Italia consentendo alla marina di “allegerire I propri compiti”nello scacchiere adriatico,la realizzazione sovietica dei missili SS-N-2 STYX e il loro uso nel 1967 contro il cacciatorpediniere israeliano ELIATH,indussero gli stati maggiori NATO e USA a rivedere le loro scelte strategiche e la marina italiana ,in particolare, ad attuare una innovativa scelta tattica denominata tattletale supportata dalla stesura del Libro Bianco -vero e proprio documento strategico di ampio respiro-e alla approvazione della Legge Navale 1975 nonostante proprio negli settanta il direttorio economico franco-tesco avesse emargito il nostro paese.Solo le pressioni americane e l’installazione dei CRUISE a Sigonella consentiranno all’Italia di riprendere quota nello scenario internazionale. Solo se il nostro paese sara’ in grado di applicare nel contesto specifico della politica estera e della politica militare l’approccio metodologico del realismo politico -sapendo valorizzare di conseguenza il ruolo operativo della marina-riuscira’ a competere autorevolmente nell’ambito internazionale.

Gagliano Giuseppe

 

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