L.DIDIER-A.TRIFFEAU GUERRE ECONOMIQUE ET INFORMATION ELLIPSES 2001 EURO 18,5
I due analisti francesi-il primo docente di Scienza della gestione all’Universita’ di Parigi III e il secondo direttore della cellula di guerra economica del Ministero della difesa francese -nota con l’acronimo C4ifr- e docente all’EGE-affrontano in questo saggio con grande chiarezza sia gli aspetti principali della guerra di informazione sia le tattiche controinformative messe in atto da diverse ong e associazioni antagoniste francesi e americane contro le industrie petrolifere,contro la mondializzazione e contro gli ogm.La guerra della informazione, benche’ non costituisca un nuovo paradigma della guerra moderna(fu anticipata dalla “Retorica” di Aristotele e da Sun-tzu) ,implica tuttavia una sintassi specifica soprattutto quando si applica alla dimensione economica.Affinche’ sia efficace e’ necessario partire- in primo luogo- dall’assunto secondo il quale l’informazione non e’ soltanto un vettore di conoscenza ma costituisce anche una potente ed efficace arma offensiva ed- in secondo luogo -e’ necessario prendere atto che sia l’approccio della scuola del Komintern alla guerra della informazione-che pone l’enfasi sulla disinformazione e sulla manipolazione-,che quello maoista-che si pone in essere attraverso la controinformazione-si sono rivelate metodologie di grande efficacia.Al di la’ delle riflessioni strategiche compiute da Herzog nel 1915 sulla necessita’ di servirsi della guerra della informazione per affrontare in modo efficace la competizione economica-alle quali gli autori attribuiscono un grande rilievo storico-,non c’e’ dubbio alcuno che la strategia sovietica -gia’ a partire dagli anni venti-avesse dimostrato una potenza di penetrazione e manipolazione psicologica di indiscutibile valore come si evince agevolmente dalla propaganda antimilitarista promossa nel 1923 , dalla campagna di disinformazione promossa presso il pubblico occidentale nel 1946 a proposito del dissidente sovietico antistalinista Kravchenco o,infne,dalla efficienza controinformativa dimostrata dall’agente di influenza Patre’ nel 1959.Ebbene,una riflessione disinibta e realistica insieme delle tecniche messe in atto dalle ong-come Greenpeace- o da associazini antimodialiste-come Attac della cui capacita’ controinformativa gli autori forniscono una analisi magistrale-dimostra la sostanziale continuita’ metodologica con le tecniche manipolatorie e controinformative dell’Urss durante la guerra fredda.Ben lungi dal volere presentare al lettore europeo una manuale esaustivo sulle principali tecniche di guerra della informazione,gli autori indicano alcune tecniche argomentative e di mobilitazione antagonista usate dalle ong e dalla associazioni no global e ,fra queste, l’utilizzazione della trasparenza informativa-attraverso una ampia publicizzazione-per spiazzare l’avversario-,l’implosione delle contraddizioni dell’avversario,l’utilizzazione della societa’ civile come cassa di risonanza, l’organizzazione di manifestazioni pubbliche(sit-in o boicottaggi) ,le pressioni sulla stampa e sulle istituzioni politiche e religiose,la drammatizzazione-che puo’ raggiungere toni apocalittici-,la squalificazione dell’avversario o l’erosione graduale della credibilita’ ‘politica e morale dell’avversario.Ebbene, sia per far fronte all’antagonismo ideologico delle associazioni no global sia per contrastare la guerra economica messa in atto dal governo americano contro l’industria francese sia soprattutto per salvaguardare i rilevanti interessi economici della Francia in Europa e nel mondo,sono state realizzate la Ecole de guerre economique e una cellula all’interno del Ministero della difesa -denominata C4ifr- allo scopo di prevenire e -sorta nel 1994-di contrastare rapidamente le strategie controinformative dei soggetti antagonisti .
GAGLIANO GIUSEPPE
COLONEL ANDRE’ BRUGE LE POISON ROUGE-EDITION GUERRE SANS FRONTIERES,1969
L’autore- proveniente dall’Accademia di Saint-Cyr,ufficiale durante la guerra di Indocina e direttore del CIPCG di Arzew dal 1957 al 1959 durante la guerra di Algeria-fu considerato una delle massime autorita’ nel campo della guerra rivoluzionaria. Pienamente consapevole-al pari di Larechoy e Trinquier-della profonda innovazione strategica determinata dalla guerra rivoluzionaria-teorizzata da Lenin,Mao e Giap-fu altrettanto persuaso che l’attuazione della guerra rivoluzionaria dipendesse dalla capacita’ di utilizzare in tutta la sua potenzialita’ la guerra psicologica.I presupposti strategici e psicologici di questa ,erano facilmente individuabili nei classici del pensiero politico-militare russo e cinese(si pensi a tale proposito oltre al gia’ citato Lenin anche all’ufficiale Frounze’), presupposti in base ai quali la pace e la guerra non sono che aspetti della stessa lotta e, la guerra in particolare ,deve essere considerata come un oggetto complesso ed organico nel quale le linee verticali della tradizionale offensiva esterna-o guerra di conquista-si devono intrecciare in modo inestricabile con le linee di quella interna dando esito ad un guerra totale che investe sia l’individuo che la societa’ nel suo complesso e che non deve conoscere limiti di spazio e di tempo poiche’ la sua vera natura e’ di essere totale come sostennero esplicitamente Stalin e Mao. Perche’ cio sia possibile, e’ evidente che il ricorso alla guerra psicologica diventa fondamentale poiche’ fondamentale e’ la conquista delle menti e dei cuori attraverso una loro sistematica intossicazione.
Ebbene,i presupposti psico-sociologici della guerra psicologica, l’autore non solo li individua in Pavlov ma anche nelle riflessioni di Jung.In primo luogo,la folla e’ certamente impulsiva,intollerante,credula e incapace di avere una volonta’ perseverante. Proprio per questo l’uomo di massa diviene oggetto- agevolmente -della propaganda soprattutto perche’ si trova costantemente in una situazione di solitudine psico-sociale che nella realta’ odierna aumenta a causa della perdita di significato dei valori tradizionali. In secondo luogo,l’uomo di massa ha un comportamento gregario che si costituisce sulla imitazione,sulla suggestione possibile attraverso le immagini e sul bisogno di identificarsi con un leader carismatico.
In terzo luogo,la guerra psicologica -comprensibile a partire dagli assunti pavloviani secondo la concezione russa-afferma chiaramente che l’uomo in quanto animale istintivo sia agevolmente condizionabile dallo slogan,dal mito(cioe’ l’organizzazione fondamentale delle immagini),dalla semplificazione intellettuale,dalla propaganda martellante,strumenti questi che aumentano la loro penetrazione psicologica sia all’interno delle menti di individui alienati che all’interno di gruppi omogenei.socialmente ma fragili e disorganici sotto il profilo ideologico.In quarto luogo,accanto a questi strumenti, l’autore ritiene che la guerra psicologica si possa compiere anche grazie alla sublimazione,al sentimento di frustrazione,alla volonta’ di cercare un capo espiatorio,al terrore di massa, al risentimento,alla comunanza sacrificale-cioe’ al bisogno di identificarsi con un eroe o con una idea metastorica- e infine alla ricerca di un nemico assoluto sul quale polarizzare tutte le proprie
frustrazioni.Ora,al di la’ degli strumenti di cui si serve la guerra psicologica-strumenti di indubbio valore intellettuale-,la realizzare di ambasciate,di associazione di amicizia a vocazione internazionale e di comitati per le relazioni economiche con l’estero, contribuiscono al consolidamento e all’ampliamento della efficacia della guerra psicologica consentendo in tal modo di articolare l’offensiva contro l’occidente su piu’ livelli:da quello dissuasivo-la minaccia al ricorso alla guerra atomica-,a quello persuasivo-cioe’ il ricorso alla guerra psicologica- e infine quello sovversivo che si attua determinando scissioni ideologiche di grande portate nella societa’ civile sulle quali far leva per innescare il terrorismo in un primo tempo e la guerra civile in un secondo momento.Le uniche alternative percorribili per l’autore, sono da un lato una progressiva disintossificazione e demistificazione dell’avversario anche attraverso la neutralizzazione degli agenti infiltrati e, dall’altro lato,il consolidamento presso la gioventu’ dei valori sacri della democrazia e della patria con l’indispensabile supporto sia della societa’ civile ma anche attraverso la realizzazione di un coordinamento politico-militare nazionale e atlantico in grado di attuare una capillare e pianificata controinformazione di tale efficacia da porre in essere una guerra totale ai danni del comunismo internazionale.
GAGLIANO GIUSEPPE