MARIO CAPANNA IL SESSANTOTTO AL FUTURO,GARZANTI 2008

Agosto 8, 2008 at 4:53 pm (POLITICA) (, , , )

Mario capanna il sessantotto al futuro,garzanti 2008

08/08/2008 – 18:37

Il volumetto e’ caratterizzato da una enfasi ridicola a livello lessicale e contenutistico(si pensi alla espressione vibrazioni perduranti a pag.41),da involontarie autoironie(la’ dove parla della necessita’ di diffidare degli estremismi),da una interpretazione della realta’ storica del sessantotto e di quella contemporanea profondamnete viziata da stereotipi e da integralismi ideologici.Naturalmente la tecnica della rimozione storica costituisce -a tutti gli effetti- una procedura usata dall’autore molto disinvoltamente in relazione alla esaltazione della violenza e alla sua pratica durante il sessantotto o in merito alla presunta nonluntas dei protagonisti sessanttottini di volere solo rovesciare il potere senza conquistarlo.Quanto alle critiche rivolte dall’autore alla democrazia rappresentativa e al mercato, queste non solo altro che banali riedizioni della ideologia socialista dell’ottocento che l’autore riproprone senza alcun pudore dimenticando di rilevare il naufragio della democrazia diretta proprio durante il sessantotto a  causa della demagogia populista profondamente radicata nella assemblea.Scontata- infine- l’adesione dell’autore alla tesi storiografica della discontinuita’ tra sessantotto e sessantasette,discontinuita’ che cela-in verita’ molto ingenuamente-un semplice dato di fatto:il ‘77 fu solo l’epilogo assolutamente coerente della violenza teorico-pratica del sessantotto.Quanto alla mancanza di visioni manichee da parte dei protagonisti del ‘68 anche questa affermazione e’ semplicemente risibile:da un lato fu formulata una condanna senza appello all’imperialismo e al capitalismo e dall’altro lato fu fatta propria una esaltazione acritica e dogmatica della Cina,della guerriglia terzomondista,di Stalin e persino del controterrorimo praticato da tutti i movimenti di liberazione  spacciato per reazione legittima.Infine-e questa e’ forse la conclusione piu’ patetica del volume-l’autore riprende la tesi della compresenza di Capitini-maldestramente e grossolanamente-allo scpo di legittimare una sorta di unione mistica  tra individio e comunita’ ,unione che ha la sua conclusione nella scontata condanna verso l’impero del male e cioe’ verso la politica estera americana.Un ‘ultima osservazione  infine:la critica ai pentiti opportunisti se appare ragionevole ad una prima lettura ad una lettura piu’ approfondita  si palesa per cio’ che e’:l’impossibilita’- da parte di Capanna- di accettare che vi siano anche  pentiti sinceri che non hanno tratto un beneficio particolare dalla condanna senza appello al sessantotto.

GAGLIANO GIUSEPPE 

CAPANNA, Sessantotto, SETTANTASETTE  Una lista di termini separati da virgola che descrivono succintamente l’argomento di questo documento (esempi: italia, politica, estate)

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